MAI DIRE CABARET! COSA ABBIAMO DAVVERO VISTO IN TELEVISIONE?

La grande abbuffata televisiva degli ultimi anni non ha sicuramente giovato al Cabaret come forma di spettacolo e nemmeno ai suoi protagonisti, ormai sempre più anonimi. Anche se in un primo momento gli artisti hanno beneficiato in tutti i sensi dell’esposizione mediatica che garantiva soldi, successo, popolarità, poi con gli anni le telecamere si sono rivelate, invece, le più temibile nemiche del Cabaret, arrivando quasi a decretarne la fine.

La crisi di consensi è comprovata dai bassi ascolti di tutte quelle trasmissioni che hanno continuato a sfruttare un genere di successo, arrivando così a logorarlo del tutto. Made in Sud non è mai decollato, la seconda edizione, quella del 2017, di Eccezionale Veramente, il Talent Show di LA7 dedicato la Cabaret, è stata addirittura chiusa dopo alcune puntate per eccesso di ribasso. Il carrozzone di Zelig, come solitamente accade, non è nemmeno partito in assenza di purosangue da presentare. Scelta più che mai saggia, comunque, per preservare il genere.

Aver inflazionato questa antica forma di spettacolo ha ingenerato un temibile, se non proprio irrecuperabile, circolo vizioso. Per riempire le numerose trasmissioni sul Cabaret, le produzioni hanno rastrellato sul territorio quello che hanno trovato senza promuovere una adeguata selezione. È stata così concessa la scena a personaggi mediocri, non all’altezza, portatori di situazioni comiche già viste e di battute già sentite che hanno inevitabilmente provocato un disinnamoramento del pubblico già bersagliato da un eccesso di offerta.

Per diventare un cabarettista non basta essere simpatico ed accettare di apparire, in alcune occasioni, ridicolo agli occhi del pubblico. Il Cabaret è un Arte.

La moltiplicazione esponenziale dei cabarettisti televisivi li ha condannati, quasi tutti, al completo anonimato. E questo si riflette negativamente anche all’esterno, dovendo faticare non poco per preservare un cachet dignitoso quando riescono, con molte difficoltà, a procacciarsi una serata. Il numero molto spesso è nemico della qualità. E mai come in questo caso la regola è stata perentoriamente rispettata. Per chiudere definitivamente questa parentesi, ed affrancarsi dalla matrigna televisione, il Cabaret deve ritornare a lavorare nel sui luoghi di elezione: i locali e i teatri. Anche quelli piccoli, lontani, confinati sulle colline delle tante province italiane, comunque deputati a questa duttile forma teatrale.

Il Cabaret deve tornare in questo suo ambiente naturale per farlo risuonare ancora di risate.

È vero che ci sono cabarettisti che non hanno mai abbandonato le assi dei palcoscenici e dei locali, concedendosi in TV solo qualche comparsata per garantirsi una visibilità nazionale capace di rafforzare la propria immagine all’esterno da spendere a proprio vantaggio. Ma è, soprattutto, vero che in televisione si sono imposti dei personaggi, spesso aggrappati ad un unico tormentone, capaci di riscaldare il pubblico nei tre minuti concessi ma privi di un vero repertorio per sostenere una serata e spesso senza avere l’adeguata preparazione per affrontare un pubblico vero e pagante.

La prova del pubblico non perdona. Nei locali non ci sono luci e lustrini a riscaldare l’ambiente. E non ci sono nemmeno le telecamere per creare quella contagiosa fascinazione collettiva. Il cabarettista è protetto solo da un microfono e può andare avanti solo se ha delle proposte, valide.

Altrimenti il pubblico non ride. E se non ride è difficile andare avanti e continuare. Per questo i cabarettisti devono formarsi nei corsi e nei laboratori teatrali e farsi le ossa nei locali, per poi ambire successivamente alla televisione. Solo questo può essere il percorso corretto, e non il contrario. La televisione deve essere un punto di arrivo e non di partenza. Perché se dal nulla si supera un provino si diventa un personaggio televisivo ma non un cabarettista che invece può dirsi tale, solo se è invecchiato sulle assi dei palcoscenici.

Anche perché sempre così è stato. I grandi comici del passato sono stati scoperti nei piccoli teatri, con nemmeno tante presenze, perché non è mai facile per nessuno riempire una sala. Quando poi, però, sono stati notati hanno avuto la possibilità di parlare in televisione a milioni di telespettatori. Baudo scoprì Beppe Grillo in un teatrino alla Bullona privo di pubblico. Il recensore che col suo articolo avviò la carriera di cabarettista del giovane Carlo Verdone quella sera, racconta la leggenda, era l’unico spettatore in sala.

Anche per questo Checabaret.it è nato ed è così attivo. Per accompagnare la nuova stagione del Cabaret italiano. Per conoscere i più promettenti artisti emergenti, anche se ancora poco noti, segnalando le date degli spettacoli dove poter incontrare gli artisti dal vivo. Dai teatri di città al più piccolo locale di provincia, perché il Cabaret va vissuto insieme come una cena da gustare al ristorante e non come una pizza da asporto da recapitare a casa. Il Cabaret non può mai prescindere dal contatto vero con il pubblico perché altrimenti, come è accaduto in televisione, perde tutte le sue peculiarità diventando una delle tante forme di varietà.

Cristian Lorenzini

Checabaret.it

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